Come scegliere un vino rosso: 5 consigli per non sbagliare

Come scegliere il vino rosso che fa per te?
Ecco 5 consigli per non sbagliare e scegliere il vino che fa per te.
A tutti sarà capitato almeno una volta di fermarsi di fronte allo scaffale dei vini e scegliere la prima bottiglia che cattura la nostra attenzione. Magari è andata bene, magari il vino era anche buono e gli amici a cena hanno finito la bottiglia, ma non abbiamo le idee molto chiare su cosa abbiamo scelto e bevuto. E la prossima volta?
In questo articolo scopriremo insieme come orientarci nella scelta di un vino rosso con 5 semplici accorgimenti.

La tipologia di vitigno

Il primo consiglio quando dobbiamo scegliere un vino rosso è capire le varietà di uve con cui è stato prodotto. L’Italia ospita il più alto numero di vitigni autoctoni (più di 500 specie da vino registrate) e la nostra tradizione vitivinicola affonda le proprie radici in tempi antichissimi. Godiamo di una ricchezza incredibile, ma le varietà più diffuse sono in numero contenuto e sicuramente ne avrete già sentito parlare: Merlot, Cabernet, Pinot Nero, Sangiovese, Nebbiolo.
Il Merlot e il Cabernet spesso si uniscono per dare vita a ottimi tagli bordolesi di corpo e dal colore denso, rubino impenetrabile.

Il Merlot mantiene note fruttate e floreali; il Cabernet presenta delle sfumature più erbacee e speziate. Il Pinot Nero invece, come anche la Schiava o il Nerello, presenta un colore più trasparente e gioca sull’eleganza dei profumi: piccoli frutti rossi e fiori dolci. Il Sangiovese è il re indiscusso della Toscana e presenta un colore carico, profumi profondi e tannino evidente. Da esso derivano molti cloni che vanno a costituire le principali denominazioni del centro Italia (Chianti, Brunello di Montalcino, Nobile di Montepulciano, Torgiano, Colli Martani, ecc…). Il Nebbiolo è un altro grande re della viticoltura piemontese e valtellinese, dal carattere austero, verticale e di singolare eleganza, spesso diventa un grande vino da invecchiamento nelle zone del Barolo e del Barbaresco, ma anche a Ghemme, Gattinara, a Carema e in Valtellina.

Anche l’abbinamento è molto importante per valorizzare al massimo sia il cibo che il vino stesso.
Ci sono “matrimoni” che sembrano fatti per durare in eterno, come quello tra la carne alla griglia e il taglio bordolese. Cercando qualche informazione in più sulle tipologie di vitigni potremo scegliere al meglio il vino da abbinare al brasato, o piuttosto a un formaggio stagionato.

L’annata

Il secondo consiglio per scegliere un vino rosso riguarda l’annata. L’annata indica l’anno in cui l’uva è stata vendemmiata e incide sulle caratteristiche del vino per due motivi: l’andamento climatico è diverso per ogni millesimo (ossia ogni singola annata) e l’invecchiamento del vino influisce sulle sue caratteristiche gusto-olfattive. Questi due parametri ci permettono di capire cosa aspettarci dal vino che andremo a scegliere.

I vini rossi figli di annate fresche sono in genere vini meno alcolici, con spalla acida e tannini più evidenti e probabilmente impiegheranno più tempo ad esprimere tutto il loro potenziale.
I vini rossi prodotti in annate calde sono spesso vini un po’ più alcolici e pieni nel gusto, larghi al palato, più pronti da bere subito rispetto ai primi. Questo di norma non pregiudica la longevità del vino.

L’invecchiamento del vino influisce sui profumi e sull’eleganza del tannino: con il tempo si verifica l’ossidazione dei polifenoli, che comportano un viraggio di colore (da rosso rubino o porpora vivace a colori più cupi, granati o aranciati), un incremento della complessità olfattiva (da sentori floreali freschi e di frutti rossi croccanti si va verso un bouquet più complesso, caratterizzato da note di tostatura, tabacco, cioccolato, sentori balsamici e di frutta sotto spirito), una polimerizzazione dei tannini, che danno sensazioni più setose e morbide al palato.
Quando un vino può definirsi vecchio? Non c’è una regola generale, ma per i vitigni più longevi (Nebbiolo, Cabernet, Sangiovese, …) dopo 5 o 6 anni di norma si iniziano a percepire note più complesse e avvolgenti. Quando però queste note gusto-olfattive iniziano a diventare pesanti, ossidate o a sapere un po’ di muffa, allora il vino sta diventando vecchio.

Biologico e sostenibilità

Al terzo posto tra i nostri consigli, un suggerimento che per noi è davvero importante quando parliamo di vino: l’attenzione al biologico e alla sostenibilità. L’attenzione alla sostenibilità è fondamentale, soprattutto visti i repentini cambiamenti climatici che stiamo vivendo. Sempre un più ampio numero di produttori sta intraprendendo strade che portano a un maggiore rispetto dell’ambiente, manifestando una consapevolezza sempre più crescente sul tema. Tra le tante azioni a tutela del territorio in cui viviamo, una di queste è il biologico. Una scelta che noi abbiamo intrapreso nel 2008 e che è stata il risultato di uno sviluppo naturale e coerente di quelli che sono i nostri valori.

Ma cosa significa realmente viticoltura biologica?
Gli agenti chimici di sintesi vengono esclusi dalle pratiche agricole, si privilegia l’equilibrio dell’ecosistema, si incentiva la vegetazione spontanea, si prova a produrre un vino che sia espressivo del territorio in cui cresce. In cantina le pratiche osservate si discostano dalla vinificazione tradizionale per tipologia e dosaggio dei prodotti utilizzati  (arrivando in alcuni casi a non utilizzarne proprio) e il quantitativo di anidride solforosa totale ammessa nel prodotto finale è ridotta a 100mg/l per i rossi e 150 mg/l per i bianchi (50 mg/l in meno rispetto ai metodi tradizionali). Una veloce ricerca sull’azienda produttrice o l’apposizione del logo BIO in etichetta ci possono aiutare a scegliere il prossimo vino da bere.

Altre filosofie produttive fortemente incentrate sull’etica ambientale e sull’attenzione verso il consumatore si sono fatte strada nell’ambito dell’agricoltura biologica. Un’ottima occasione per scoprire qualcosa in più sui vini biologici, biodinamici e naturali è partecipare ad alcune delle numerose degustazioni che vengono organizzate da enoteche, associazioni di Sommelier e cantine.

Leggere l’etichetta: denominazioni e cru

Districarsi nella lettura di un’etichetta da neofiti non è semplicissimo, ma vogliamo darvi alcune indicazioni tra le più rilevanti per scegliere un vino rosso. Cosa significano le parole “denominazione” e “cru”?
La denominazione identifica una specifica zona di produzione di un determinato vino.
Il cru, o sottozona, è un particolare luogo dove il vino prodotto ha una qualità superiore rispetto al resto della denominazione. I primi a valorizzare i cru sono stati i francesi circa 50 anni prima di noi.
In Italia negli ultimi anni la consapevolezza dell’importanza dei cru è aumentata e sono conseguentemente aumentati anche gli sforzi per comunicare e raccontare queste specificità.

Ma facciamo un passo indietro: prima di sapere cos’è una sottozona dobbiamo sapere che in etichetta spesso vengono riportati degli acronimi: IGT, DOC, DOCG. Descrivono vari disciplinari di produzione e zone di coltivazione.
IGT sta per Indicazione Geografica Tipica, spesso è una denominazione a livello regionale.
DOC è Denominazione di Origine Controllata, con regole più restrittive e zone geograficamente più contenute.
DOCG è la Denominazione di Origine Controllata e Garantita con controlli a campione sui prodotti finali. Saper leggere un’etichetta diventa molto importante per distinguere le denominazioni e trovare il vino che fa per noi.

Una volta esaminata la denominazione possiamo provare a cercare se il vino in questione riporta il nome di una sottozona con caratteristiche pedoclimatiche uniche e di particolare qualità, le cui uve vengono vinificate separatamente rispetto alle altre. Nella maggioranza dei casi, il nome della sottozona coincide con il nome del comune in cui è coltivato il vigneto. Un esempio facile da ricordare è la divisione in 5 sottozone della denominazione Valtellina Superiore, prodotta da uve Nebbiolo: Sassella, Grumello, Inferno, Maroggia, Valgella. Quasi una filastrocca. Non è semplice orientarsi tra gli acronimi e i nomi, ma facendo un po’ di esercizio alcune parole diventano familiari e la prossima volta ce ne ricorderemo più facilmente.

Il prezzo

Infine ecco il nostro ultimo consiglio per scegliere un vino. Anche se può sembrare un argomento ovvio, spesso il prezzo del vino presenta delle difformità in relazione alla fama del produttore, alla zona di produzione o alla filosofia di chi lo rivende. Il prezzo di una bottiglia di vino è frutto dei costi di produzione e dei ricarichi applicati dai vari distributori e rivenditori.

Vi sarà capitato di sentire il termine “blasonato” riferito a un vino. In questo caso ci sono bottiglie che per la loro qualità, i successi e qualche colpo di fortuna, hanno acquisito una grande fama negli anni: il loro prezzo ha subito un incremento considerevole e quando si acquista questo genere di vini ci si deve ricordare che prima di tutto si acquista una sorta di “sicurezza” o “garanzia” di prodotto. Sono vini di grande qualità che difficilmente deludono le aspettative dei consumatori, ma hanno prezzi non accessibili a tutti.
Dalla parte opposta si deve fare i conti con quella fascia di mercato che comprende vini sotto i 4,00/5,00 €. In quel caso il ragionamento da fare è a “sottrazione”: se dal prezzo della bottiglia si sottraggono il costo del vetro, del tappo, dell’etichetta e della capsula, che valore reale ha il vino contenuto in essa?

Una buona norma è interrogarsi anche sulle zone di produzione: alcune regioni vitivinicole sono più vocate di altre per la conformazione del territorio e il microclima. Spesso le zone collinari con elevate pendenze e buone esposizioni sono favorite rispetto alla pianura. La filosofia di produzione del singolo vignaiolo può essere poi determinante nel comprendere che fascia di mercato possa esso avere come obiettivo: in questo caso è utile, vedendo una bottiglia che ci ispira, fare una piccola ricerca su internet o chiedere consiglio a un operatore esperto. Trarremo informazioni che ci aiuteranno in una scelta pesata in base alle nostre esigenze.

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